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Da dove nasce la Befana. Religione o paganesimo?

Da dove nasce la Befana. Religione o paganesimo? L’origine della Befana, figura tradizionalmente misteriosa e familiare si perde nella notte dei tempi. Anticamente, come abbiamo già detto, la dodicesima notte dopo il 25 dicembre, ossia dopo il solstizio invernale, si celebrava la morte e la rinascita della Madre Natura.

Il 6 gennaio, Madre Natura, stanca per aver regalato le sue energie durantel’intero ‘anno, appariva oramai secca e pronta ad essere bruciata come i rami dei suoi alberi, per poi poter rinascere, con l’arrivo della luna nuova. Prima di morire essa passava a distribuire doni e dolci. Erano questi i semi che sarebbero nati durante l’anno successivo. Ed era questo il tempo della rottura dei confini fra vivi e morti, fra quotidiano e meraviglioso, il tempo di passaggio, temuto e agognato.

Venne poi il periodo in cui si credeva che nelle dodici notti fantastiche alcune figure femminili volassero sui campi appena seminati per propiziare i raccolti futuri. Se per i greci Epifania significava apparizione, manifestazione per gli antichi Romani tale nome identificava l’insieme delle figure femminile guidate da Diana, dea lunare legata alla vegetazione, ed altri invece una divinità misteriosa chiamata Satia ( sazietà) o Abundia (abbbondanza).
Le tradizioni magiche precristiane andarono cambiando nella cultura popolare e in molte regioni italiane infatti, in questo periodo, si eseguivano diversi riti purificatori per scacciare il maligno dai campi.

La Chiesa condannò con estremo rigore tali credenze, definendole frutto di influenze sataniche, ma il popolo non smise di essere convinto che tali vagabondaggi notturni avvenissero, solo li ritenne non più benefici, ma infernali. Tali sovrapposizioni diedero origine a molte personificazioni diverse. 
In epoca medioevale si dava molta importanza al periodo compreso tra il Natale e il 6 gennaio, un periodo di dodici notti dove la notte dell’Epifania era anche chiamata la “Dodicesima notte”. È un periodo molto delicato e critico per il calendario popolare, è il periodo che viene subito dopo la seminagione; è un periodo, quindi, pieno di speranze e di aspettative per il raccolto futuro, da cui dipende la sopravvivenza nel nuovo anno.
In quelle dodici notti il popolo contadino credeva di vedere volare sopra i campi appena seminati un gruppo più o meno numeroso di donne, per
rendere appunto fertili le campagne.

L’iconografia ci rappresenta la befana con una lunga gonna scura, un grembiule, uno scialle, un fazzoletto o uno strano cappello in testa, un paio di ciabatte consunte e, come le sue antenate, vola sui tetti a cavallo di una scopa e compie innumerevoli prodigi.

Festa di inizio anno e di rinnovamento, l’Epifania costituiva anche l’occasione per trarre presagi.
L’accensione di fuochi, ricordo evidente dell’ origine solstiziale della festa, e l’usanza di bruciare il fantoccio della Befana, simbolo dell’inverno e dell’anno trascorso, assumono una funzione purificatrice e propiziatoria e consentono, dalla direzione del fumo, di trarre presagi per il nuovo anno.

(www.mediterranews.org)

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