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Nuoro, aspettando il Natale. Cinema Le Grazie, 23 dicembre, Vangelo dei Cantadores

Nuoro, aspettando il Natale. Cinema Le Grazie, 23 dicembre, Vangelo dei CantadoresDomenica 23 dicembre, alle 17. 30, al Cinema Le Grazie di via Manzoni a Nuoro si terrà lo spettacolo “Dodici apostoli per la mensa de Le Grazie”. Alcuni tra i migliori virtuosi cantadores della tradizione isolana si esibiranno in un concerto di beneficenza (l’intero ricavato della serata sarà devoluto alla mensa dei bisognosi de Le Grazie, promossa da anni da un gruppo di volontari). Lo spettacolo, organizzato da “Sos amicos de Montricos”, vedrà la partecipazione degli artisti del canto sardo a chitarra (GIANNI DENANNI,EMANUELE BAZZONI, TINO BAZZONI, ANTONIO PORCU,CINZIA BOY, MARCO MANCA, FRANCO FIGOS, PINO MASALA), che verranno accompagnati dai chitarristi (NINO MANCA e TORE MATZAU) e dai fisarmonicisti GIANUARIO SANNIA E ROBERTO FAEDDA.

La serata sarà presentata dall’etnomusicologo Fabio Calzia, mentre il service è affidato a Pierluigi Manca.

Un cenno sul canto in Re

Il canto sardo a chitarra (cantu a chiterra in sardo) è una tipica forma di canto monodico in lingua sarda e gallurese, accompagnato con la chitarra. Questo canto è diffuso soprattutto nella parte nord dell’isola; in particolar modo nel Logudoro, Planargia e in Gallura. È molto probabile che alcuni canti esistessero da prima dell’invenzione della chitarra, ad esempio il cantu in re, tuttavia con l’avvento dello strumento si sono sviluppate diverse varianti.
Cenni storici
Probabilmente risale al periodo delle dominazioni iberiche la presenza della chitarra in Sardegna, dove veniva utilizzata per accompagnare il canto, le cui melodie erano preesistenti. Da alcuni studi sulle tradizioni etno musicali della Sardegna apprendiamo che la chitarra è presente in Sardegna almeno dal XVI secolo, tanto che nello Statuto del Gremio dei Falegnami di Oristano risulta che ne facessero parte anche i “chitarrari” (inteso come liutai). Ancora, nel 1598 un decreto del Viceré di Sardegna vietava di suonare la chitarra dopo il rintocco della campana vespertina. Nel XIX secolo pare esistesse nell’isola la chitarra a 4 corde, detta “quartina”. La chitarra sarda, nella forma come la conosciamo, ha delle particolarità che riguardano la forma della cassa e la dimensione notevolmente più grande rispetto alla chitarra classica. Anche l’accordatura detta appunto a sa sarda, è differente in quanto l’intonazione è più bassa. Caratteristiche sono anche le decorazioni, in genere con motivi floreali, del battipenna intagliato.
Esistono due tecniche di esecuzione, quella con il pollice che esegue la linea melodica del canto mentre indice e medio eseguono l’accompagnamento vero e proprio; la tecnica del plettro è invece quella oggi più diffusa.
Le varianti de su cantu a chiterra [modifica]
• Su Cantu in re (nato in Logudoro) da cui derivano alcune varianti quali il canto in re “a s’Othieresa”, “a sa Piaghesa”.
• S’isolana. che è una versione semplificata della cosiddetta “Piaghesa antiga” (cioè “la ploaghesa antica”)
• Sos Mutos: che sono presenti in tutta l’isola.
• Sa Nuoresa
• La Tempiesina (nato a Tempio, in Gallura).
• La Filognana (sa Filonzana): (nato in Gallura.)
• La Corsicana: (nato in Gallura)
• Su Trallalleru: (originario del Campidano).
Ci sono poi altre varianti del canto che possiamo definire complesse, sia per la ricercatezza dei motivi musicali che per la difficoltà di esecuzione.
• Su Fa diesis;
• Su Si bemolle;
• Su Mi e La: (originario di Bosa, Planargia)
• Sa Disisperada: (che significa Disperata) uno dei canti più recenti. Sa disisperada si canta su un’intera ottava, pare che sia stata composta per musicare un’ottava del poeta Antoni Cubeddu che comincia con i versi “Ahi mama isconsolada ite mi naras” che tratta di un soldato che saluta la madre prima di partire per la guerra.
Struttura della gara di su cantu a chiterra
Dopo secoli di esecuzioni delle tipologie di canto a chitarra, in occasioni ed in ambienti conviviali, nel corso del Novecento si diffonde la gara di canto a chitarra pubblica, che si svolge quasi sempre in occasione delle feste patronali, nelle forme che sono ancora in atto. I cantadores con il chitarrista (e più raramente, anche con un fisarmonicista) salgono sul palco ed eseguono dei canti seguendo delle regole e sequenze precise. Nella gara in genere, si confrontano tre cantadores. La gara comporta l’esecuzione obbligatoria di alcune tipologie di canto, che si susseguono secondo un preciso ordine. Per ogni tipo di canto, ciascun cantadore esegue una sola strofa per volta, alternandosi con gli altri concorrenti (di solito toccano tre strofe a testa).
Le sezioni che costituiscono una gara sono le seguenti:
1) Su Cantu in re e sue varianti.
2) Sa Nuoresa: che secondo alcuni potrebbe essere derivato dal canto funebre detto “Attitidu”.
3) Sos Mutos: per lo più si tratta di canti delle schermaglie d’amore, bonariamente ironici.
Nella gara le seguenti coppie di canto si eseguono sempre di seguito:
4) La Tempiesina: Si tratta di un canto allegro. Questo canto, nelle gare, può essere sostituito da:
4 bis) La Filognana: pare debba il nome alle lavoratrici della lana. Durante una gara, al termine della sua esecuzione, si riprende con il Canto in re iniziale.
5) La Corsicana o in alternativa
5 bis) Su Trallalleru: È un canto allegro e spesso canzonatorio.
Altri quattro tipi di canto da eseguire di seguito sono:
6) Su Fa diesis: canto di difficile esecuzione, talvolta non viene eseguito ed è sostituito dal canto in Mi e La e dall’Isolana.
6 bis) Su Si bemolle: canto tra i più difficili, per cui spesso non viene inserito tra le esecuzioni di una gara, essendo sostituito da i due successivi.
6 ter) Su Mi e la: pare abbia origini come canto dei pescatori.
6 quater) S’isolana con canto in re che peraltro conclude l’esecuzione dell’Isolana. A causa della difficoltà esecutiva di questi quattro canti, spesso nelle gare questa sezione viene sostituita da un Canto in re o con i Mutos.
7) Sa Disisperada.
Durante l’esecuzioni i cantadores in genere eseguono i canti succitati aggiungendo delle variazioni, di volta in volta il chitarrista dovrà seguire con gli accordi. Pertanto le esecuzioni sono sempre diverse ed eseguite in base alle qualità canore del cantante.
Per quanto riguarda i testi, in genere vengono musicate poesie tradizionali o dei più grandi poeti sardi.
La notorietà di cui godevano i cantadores in Sardegna era tale per cui nacque l’esigenza di venire incontro alle richieste del pubblico con delle incisioni discografiche. Sembrerebbe che la prima seduta di registrazione sia avvenuta nel 1931 circa a Milano, presso gli studi della casa discografica “Excelsius”, da parte degli ozieresi Giuseppe Langiu (1898 – Sassari 1972) e Antonio Bellu (?) accompagnati dal chitarrista Nicolino Cabitza di Ploaghe e, talvolta, del fisarmonicista Celestino Fogu. In quell’occasionie furono incisi dei canti in Re a s’Othieresa e a sa Nuoresa, dei Mutos, Mi e la, una Disisperada logudoresa a sa Piaghesa. Sempre a Milano, il 23 maggio 1932, negli studi della casa “Grammofono” (ridenominata qualche anno dopo “La voce del padrone”), fu la volta dell’ozierese Maria Rosa Punzirudu (1887 – 1964) che, in coppia col collega Gavino De Lunas sempre con l’accompagnamento del chitarrista Nicolino Cabitza registrarono pochi ma memorabili canti. A distanza di qualche decennio (tra il 1961 ed il 1964) il “Quartetto Logudoro” composto dal cantadore Leonardo Cabitza e la giovanissima cantante Maria Teresa Cau accompagnati dal chitarrista Aldo Cabitza (figlio di Nicolino) e dal fisarmonicista Antonio Ruju, incidono per la “Vis Radio” di Napoli ventiquattro brani.
N.B. Per maggiori informazioni e foto sull’evento è possibile accedere alla pagina Facebook “Dodici apostoli per la mensa de Le Grazie”http://www.facebook.com/events/296953157088938/?ref=ts&fref=ts

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